orchestra

La musicalità della funzione HR. Le Risorse Umane viste attraverso il pentagramma

di Alessio Bertuzzi*

alessio bertuzziNon è sempre facile spiegare ai parenti, amici o conoscenti in cosa consista l’ambito delle Risorse Umane: parlare solo di selezione, formazione, amministrazione del personale è riduttivo; parlare di MBO è fuorviante, mentre parlare di licenziamenti addirittura controproducente…

Unendo però lavoro e passione, mi è venuta in mente una metafora abbastanza semplice da trasmettere: “Hai presente un’orchestra? Ecco, le risorse umane sono chi permette di farla suonare.”

Continuando a ragionare, le somiglianze hanno iniziato a prendere forma più concreta: in effetti un’orchestra è in tutto e per tutto un’azienda. Per di più, se suona bene, è per forza un’azienda virtuosa.

Innanzitutto la musica, di norma, presuppone un insieme più o meno numeroso di persone, solitamente divise in sezioni (funzioni) ed ulteriormente suddivise per competenze (ruoli): troveremo allora nella sezione degli archi, ad esempio, il primo violino, i secondi e i terzi violoncelli, etc.

Ogni musicista deve conoscere bene il suo ruolo, padroneggiare il proprio spartito (formazione, moltissima formazione), perché la virtuosità dell’orchestra stessa dipende da tutti i suoi musicisti, nessuno escluso: è l’equilibrio dell’insieme la vera carta vincente della musica, l’armonia che si viene a creare e che deve essere trasmessa al pubblico (il cliente).

Il musicista sarà tenuto al rispetto delle regole e dei ruoli musicali nonché della disposizione di ogni sezione e strumento (organigramma); non potrà suonare troppo piano perché verrà fagocitato dagli altri strumenti, ma non potrà suonare nemmeno troppo forte, per non prevaricare sugli altri.

Nell’orchestra è intrinseco ragionare per obiettivi: è il merito musicale che permette al musicista di guadagnarsi il posto di solista o di 1° strumentista. Questo è il suo obiettivo (MBO), ovvero riuscire ad ottenere prestigio salvaguardando la sua espressione personale, la sua interpretazione musicale (sviluppo di carriera), frutto del suo percorso formativo ed esperienziale (di nuovo le competenze).

Infine c’è il ruolo fondamentale, questo sì più importante degli altri: il direttore di orchestra.

Il direttore non si avvale di strumenti (al massimo una bacchetta) perché parla con il proprio corpo, con i movimenti delle braccia e delle mani, con l’espressione del viso e degli occhi (interessante video da vedere su YouTube “haydn symphony 88 Bernstein”).

Al proprio staff può comunicare i suoi valori, la sua interpretazione, la motivazione che sta dietro alla scelta dei brani da eseguire: trasmette in sostanza il suo codice etico e può farlo perché ne ha le competenze, ha una visione globale, ha una leadership riconosciuta.

Il cerchio si chiuderà però solamente con il suo stakeholder principale, ovvero il pubblico: esso non lo può vedere perché il direttore è di spalle, ciò nonostante attraverso la musica (alias attraverso il lavoro dei propri collaboratori) il pubblico potrà percepire il messaggio, apprezzare le armonie, le pause, i crescendi, i fortissimi e i pianissimi, etc.

Solo con l’impegno di tutti il cliente potrà apprezzare il prodotto / servizio che stiamo fornendo.

E non a caso Herbert Von Karajan, un famoso direttore d’orchestra, diceva che “Un’orchestra, se sta funzionando nel migliore dei modi, è un’unità creativa. Un gruppo di uomini e donne [che] arrivano al punto di ri-creare insieme qualcosa che è bello.”.

Chi può essere direttore d’orchestra all’interno di un’azienda? Forse non l’imprenditore, che assomiglia più all’impresario; forse il CEO, se non troppo impegnato, a vendere i biglietti, a riempire la platea, ad occuparsi della promozione dell’evento, etc.

Chissà mai se quel direttore d’orchestra può essere proprio qualcuno del mondo HR: forse così sarà più facile spiegare il nostro lavoro a parenti, amici e conoscenti.

 

*Alessio Bertuzzi

Risorse umane per affinità, marketing per influenza aziendale, mi piace pensare alle persone come opportunità di crescita e di nuove esperienze a 360°. Grande curiosità, odio la ripetitività e i pregiudizi. Disordinato per pigrizia, puntiglioso sui dati. Obiettivo: diffondere e difendere la buona comunicazione. Mi piace associare idee, persone, opportunità all’interno di una rete sociale personale. Mente aperta e rispetto dell’altrui opinione.

Pillole Hr Aidp Giovani – Un’idea di Giuseppe Luongo

Le Pillole di HR sono una rubrica a cura di Aidp Giovani – referente nazionale Giuseppe Luongo . Per ulteriori info, http://www.aidp.it/giovani/

Vito Verrastro
Vito Verrastro
Giornalista, comunicatore, knowledge worker, ideatore di Lavoradio, job evangelist
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